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Escursione del primo maggio - Lago delle Canne

Eventi passati 
 
Data: 01 05 2014 07:50
Location: Lago delle Canne

Escursione al Lago delle Canne – 1 maggio 2014

clicca qui per scaricare la guida in .pdf dell'escursione del primo maggio
Il tracciato della passeggiata prevista per il 1° maggio avrà, per coloro che vorranno effettuare nella sua totalità il percorso di 16 km, il piazzale antistante il cimitero come 1° punto di raccolta; Si proseguirà per il tratturo della “Portulecchia” per arrivare alla “Serpentara”, ci inoltreremo nel bosco di Cuccari(versante “dell’accoveta”) sbucando dopo 2 km in una radura dove troveremo la “Fontana della Madonna delle Nevi” con la relativa chiesetta diroccata. Dopo un breve riposo ci inoltreremo di nuovo nel bosco per arrivare ai “Terzi Ducali”, si proseguirà lasciando l’agro di Bisaccia verso loc. “Serota” del Comune di Aquilonia. Procederemo per il tratturo che porta al “Monte Mattina” (918 mslm) ed il suo fontanone (ora abbandonato ma una volta abbeveratoio delle molteplici mandrie di vacche del posto). Dopo aver superato il monte costeggeremo la pineta di Polestra scendendo verso la “Masseria del Monaco” passando su un tratturo che purtroppo non esiste più e altre fontane oramai abbandonate.
Battendo il “sentiero che non c’è” arriveremo al bivio del Piano della Cerzolla con il sentiero del Monte Papa che sarà il 2° punto di raccolta.
Praticamente dobbiamo percorrere tale sentiero (agro di Calitri) per circa 6 Km (il sentiero è agevole e adatto a tutti) e durante il cammino ci imbatteremo nella “Fontana dei Briganti” ,,
così chiamata perché era un punto di ristoro per i briganti ed i loro cavalli che avevano fatto del bosco di Zampaglione il loro nascondiglio (all’epoca, di quasi 9000 ha) il capo dei briganti era il famoso Crocco di Rionero sul quale hanno realizzato una fiction televisiva. La fontana domina l’omonima valle dei briganti, poco dopo incontreremo la “Fontana dei Congingi”
per poi scendere di circa 300 m di quota ed arrivare alla “Fontana dei Provolacchi“
continuando il sentiero dopo circa 800 m arriveremo al Lago delle Canne .

brevi notizie sul Bosco di Zampaglione
Il Bosco Zampaglione, conosciuto anche come Bosco di Castiglione, è una splendida area naturale e SIC (Sito di Interesse Comunitario), situata nei pressi di Calitri, Aquilonia e Monteverde.
Al di là della tipica conformazione appenninica del territorio, anche dal punto di vista biologico e vegetativo il Bosco di Zampaglione si caratterizza per i numerosi tipi di habitat.
Il bosco poggia su terreni quasi esclusivamente argillosi sotto al quale affiora qualche tratto calcareo più antico e qualche relitto della formazione gessososolfifera del periodo del Miocene, ricca di scisti bituminosi (che in passato, ad esempio, hanno fatto in modo da conferire alla città di Aquilonia il nome tipico di “Carbonara”).
Per apprezzare al meglio le caratteristiche dell’habitat risulta indispensabile capire la storia delle proprietà del bosco.
Gli Zampaglione - la famiglia che nel corso dei secoli ha avuto sotto la sua egida la maggior parte del territorio in oggetto - vi costituì un'azienda silvo-pastorale e gestì la fauna selvatica con scopi venatori, costituendo una grande riserva di caccia, estesa per oltre 800 ettari.
Grazie a questa decisione il territorio del bosco è rimasto selvaggio, rappresentando uno dei pochi della Campania a non essere stato mai sottoposto a lavorazioni agricole sino agli anni Ottanta.
Al tempo degli Zampaglione i boschi venivano gestiti con una saggia tensione verso la conservazione: era consentito solo il pascolo e la ceduazione nel rispetto dell'ambiente naturale, al fine di non impoverire il patrimonio faunistico.
Al centro di questo territorio era stata creata una riserva recintata in cui non era consentito cacciare, in modo da permettere al suo interno la migliore riproduzione di tutte le specie presenti sul territorio.
Grazie al rispetto usato alla Natura locale questi boschi di cerri e roverelle, protetti dai freddi venti settentrionali, producevano enormi quantità di ghiande in grado di nutrire branchi di cinghiali molto numerosi; sostenevano il sottobosco e la cotica erbosa, ricchi di essenze vegetali eduli, che soddisfacevano le esigenze dei caprioli; e facevano in modo da rendere abbondanti le lepri nelle radure e nei pascoli.
Attualmente la fauna è ancora molto ricca e comprende, tra le altre specie: cinghiali, lupi, lepri, volpi, faine, tassi, quaglie, beccacce, fagiani, falchi, gru, aironi, martin pescatori, picchi, albanelle, pettirossi, poiane, salamandre, tritoni, barbi, arborelle.
Dal punto di vista floristico/forestale tipica degli appennini è la vegetazione. In particolare il cerro, la quercia ed il castagno sono le specie di piante più diffuse.
Il patrimonio naturalistico riguarda anche molte piante spontanee eduli: oltre alla conosciutissima cicoria comune (Cichorium intybus) che rinverdisce dopo la prima pioggia agostana, si possono raccogliere i germogli di borragine (Borrago officinalis) per gustose insalate, la rapa selvatica (Brassica rapa sylvestris), la piantaggine (Plantago minor) e i turioni di asparago selvatico che costituiscono un'autentica leccornia ed un’attrazione per la zona.


Telefono 3771603172
Sito internet www.sinergiebisaccia.it

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  • 01 05 2014 07:50
 

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